giovedì, agosto 16, 2007
sabato, agosto 11, 2007
"Ti solleverò dai dolori e dai tuoi sbalzi d'umore,
dalle ossessioni delle tue manie.
Supererò le correnti gravitazionali,
lo spazio e la luce
per non farti invecchiare.
E guarirai da tutte le malattie,
perché sei un essere speciale,
ed io, avrò cura di te."
Franco Battiato
venerdì, agosto 10, 2007
I cani di babele - Carolyn Parkhurst

"Ecco cosa sappiamo, noi che possiamo parlare per raccontare una storia: Nel pomeriggio del 24 ottobre, mia moglie, Lexy Ransome, si arrampicò in cima al melo nel giardino dietro casa e precipitò morendo sul colpo. Nessun testimone, a parte il nostro cane Lorelei."
Inizia così il romanzo d'esordio della statunitense Carolyn Parkhurst: "I cani di babele", un libro che consiglio caldamente.
Dopo la morte di Lexi, Paul non riesce a darsi pace, molti dubbi lo tormentano:
Si è trattato di un incidente?
Si è volontariamente gettata dall'albero?
Perchè quella mattina aveva cambiato la disposizione dei libri sugli scaffali?
I vicini di casa non si sono accorti di niente, non ci sono testimoni... tranne Lorelei. Così vi è un'unica soluzione che appare praticabile: Paul deve insegnare a parlare al proprio cane.
E' un percorso graduale, lungo il quale il protagonista riesce a comprendere, forse per la prima volta, sua moglie.
Si estranea dalla vita che aveva condotto fino a quel momento, consulta specialisti e cialtroni per carpire la verità dalla sua fedele amica a quattro zampe.
Una storia toccante, la conoscenza tardiva della persona amata, la comprensione della vita quando ormai la vita stessa è compromessa, quando rimangono solamente rimorsi e rimpianti. Uno dei pochi libri che mi ha veramente commosso.
lunedì, agosto 06, 2007
Lunar park - Bret Easton Ellis

- Facciamo un gioco, Bret.
- Io non...
- Il gioco si chiama: indovina chi è il prossimo?
Chi è che telefona a mr Ellis nel cuore della notte?
E soprattutto: chi è Bret Easton Ellis?
Un cocainomane che abita in un lussuoso appartamento di New York?
Un padre di famiglia che vive in un tranquillo sobborgo fuori città?
Un figlio che non ha mai perdonato il padre?
Uno scrittore perseguitato dai mostri che lui stesso ha creato nei propri libri?
Il primo capitolo è prettamente autobiografico, descrive la vita del famoso scrittore durante il college, la nascita del suo successo condita da tutti gli eccessi dello star system di cui "il piu' grande autore americano sotto i quaranta", come lui stesso si definisce, diventa protagonista.
Chi non ha letto i precedenti romanzi di Bret Easton Ellis sarebbe portato a pensare che il libro prosegua secondo questa falsariga (ovviamente romanzata), ma dal secondo capitolo inizia il vero Lunar park, un'autobiografia semi-immaginaria in cui i fantasmi del passato fanno visita a un Bret Ellis dagli innumerevoli volti.
Il protagonista, per disintossicarsi e cercare di ristabilire un equilibrio nella sua vita disastrata, si trasferisce in un'anonima cittadina del nordest, ritrovandosi improvvisamente sposato e padre di due figli.
Ma questa nuova vita che dovrebbe riportare la sua esistenza entro i binari della "normalità" è contornata da bambini imbottiti di psicofarmaci, genitori assenti e festini in cui alcool e droga non mancano mai.
Ciò che è essenziale è la patina superficiale, un'apparenza espressa da una villetta di campagna, una scuola prestigiosa, le cene di rappresentanza con vicini di casa insopportabili.
Tutto sembra "tranquillo" fino a quando uno scomodo passato non bussa al 703 di Elsinore lane.
Strani eventi disturbano la serenità di quella casa: i mobili si spostano da soli, misteriose e-mail lampeggiano incessantemente sullo schermo del computer, i bambini del vicinato scompaiono nel nulla, inquietanti presenze si nascondono nell'ombra...
Sicuramente non è il classico romanzo di Bret Easton Ellis: chi ha amato American psycho o Glamorama potrebbe rimanerne deluso, ma a me non è dispiaciuto affatto.
domenica, agosto 05, 2007
Le notti bianche - Fedor Dostoevskij

Un sognatore romantico, un uomo che rifiuta la realtà e trova accoglienza nella dimensione del sogno è il protagonista di questo racconto di un giovane Dostoevskij.
Una notte, passeggiando lungo il fiume a San Pietroburgo, incontra Nasten’ka, una ragazza come tante, ma che ai suoi occhi rappresenta la possibilità di prendere finalmente contatto con il mondo reale, un universo ignoto, costellato da tutte le emozioni proprie dei rapporti interpersonali, quali amore e sofferenza, che lui, anima solitaria, non ha mai conosciuto. Il sognatore pietroburghese, come scrive l’autore russo, “si stabilisce in un cantuccio inaccessibile, come se volesse nascondersi perfino dalla luce del giorno” e, infatti, è durante le sue “notti bianche” che trova il coraggio di misurarsi con ciò che lo circonda, ciò che è fuori dal suo regno di illusioni e da cui si è sempre tenuto distante.
Il protagonista ipotizza che “…anche per lui forse suonerà una volta quella triste ora, quando per un giorno di quella misera vita (reale) avrebbe dato tutti i suoi anni di fantasticherie…” e forse quel momento è arrivato con Nasten’ka che, nella sua ottica, potrebbe rappresentare una sorta di frutto proibito, ma non dimentichiamoci di come andò a finire nel giardino dell’Eden…

"Esistono a Pietroburgo, Nasten'ka, alcuni strani cantucci, anche se voi non li conoscete.
Sentirete Nasten'ka che in questi cantucci vivono degli uomini strani, dei sognatori.
Il sognatore si stabilisce prevalentemente in un cantuccio inaccessibile, come se volesse nascondersi perfino dalla luce del giorno, e ogni volta che si addentra nel suo cantuccio, vi aderisce come la chiocciola al guscio, e diventa simile a quell'animale divertente chiamato tartaruga, che è nello stesso tempo un animale e una casa"
Da "Le notti bianche" di Fëdor Dostoevskij
martedì, luglio 31, 2007

"Così, se per caso vedeste mio figlio, salutatelo da parte mia, ditegli di fare il bravo, ditegli che lo penso, che so che sta vegliando su di me dal luogo in cui si trova, e di non preoccuparsi: perché mi troverà sempre qui, quando vorrà, proprio qui, le braccia pronte ad accoglierlo, tra le pagine, dietro alla copertina, alla fine di Lunar Park."
Bret Easton Ellis
